15/12/2011 >>> M. ARTUSO A. PENNACCHI
15 dicembre 2011 – ore 21.00
MIRKO ARTUSO – ANDREA PENNACCHI
IMPRENDITORI (IVA COMPRESA)
di e con Mirko Artuso e Andrea Pennacchi
produzione Teatro Boxer
“Imprenditore è quello che fa l’impresa o quello che la apre?” (M. Moretti Polegato)
Per raccontare un grande mito letterario del ’900, quello dell’imprenditore veneto, il duo Artuso – Pennacchi ha seguito la più antica ricetta comica del mondo: prendere due improbabili protagonisti, metterli nella peggior situazione immaginabile e lasciali lì, a friggere. Costretti a dialogare l’uno con l’altro, si scontrano subito sulle rispettive visioni del mondo, su cos’è un’impresa, finendo persino per scoprire di essere innamorati della stessa donna: Iva. Cercando di capire come sono arrivati fin lì, finiranno per farlo ridendo: assieme al pubblico.
Gianluca Ostinati e Fabiano Tonon sono bloccati in aeroporto a Bucarest in attesa del volo per Venezia. Il primo è un operatore – diciamo così – culturale: ha promosso l’immagine di una ricca famiglia di industriali tessili e adesso, dopo un rovescio di fortuna, fa l’imbonitore alle aste d’arte televisive. L’altro ha fatto la scuola alberghiera e poi, con grande coerenza, ha messo su una ditta di disinfestazione. L’aereo non parte, la voce metallica dell’altoparlan-te accampa per il ritardo delle scuse sempre più fantasiose (problemi personali del pilota, improvviso passaggio di oche canadesi eccetera), smentite da uno speaker veneziano che in stretto dialetto lagunare cerca di tenere alto il morale. Una seccatura, una pausa imprevista nel frenetico tran tran del lavoro, ma anche l’occasione per riflettere un po’ sulla propria condizione di vita. Le cose non vanno più bene come una volta, la macchina ha rallentato, correre come dei pazzi non serve più, bisognerà inventarsi qualcosa di nuovo. Ostinati se la tira un po’, parla tutto impostato, si dà arie da grande artista ma la suoneria del telefonino lo smaschera con “Sono un pirata e un signore” di Julio Iglesias. Tonon è più ruspante e non si vergogna quando, dal solito cellulare, escono le note inquietanti di “Je t’aime, moi non plus”. A chiamare è sempre lei, la commercialista che – e chi l’avrebbe detto – si chiama Iva e, caso ancor più singolare, rappresenta per entrambi il massimo dell’immaginario erotico.
C’è un’altra cosa che accomuna i due improvvisati compagni di viaggio: l’odio per il sistema bancario, per quell’ombrello che ti viene offerto quando c’è il sole e nascosto quando piove, per quell’infame di Marchionato, il funzionario che ti chiama ogni due ore per farti rientrare nei fidi. Ma, siccome al peggio non c’è limite, si profila qualcosa di ancora più inquietante: il sospetto che Iva e Marchionato se la in-tendano e stiano tramando per sferrare ai due imprenditori mezzi falliti un doppio, micidiale, colpo: erotico e finanziario.