12/01/2012 >>> INDIGENA TEATRO

12 gennaio 2012 – ore 21.00

INDIGENA TEATRO
ORLANDO-ORLANDO
liberamente tratto da Orlando di Virginia Woolf

musica Gabriella Zen
assistente alla regia Marta Meneghetti
cura elementi scenici Lucia Morato / Paolo Bertinato
luci / assistenza tecnica Gianfranco Gallo
foto di scena Alberto Brescia
produzione Indigena Teatro / VeniceFilm Production
con Stefano Scandaletti
adattamento teatrale e regia Stefano Pagin
Si ringrazia il Teatro a l’Avogaria di Venezia / Teatro Fondamenta Nuove di Venezia
Musiche registrate in occasione dei laboratori teatrali della Biennale di Venezia 2008

Note di Regia
Nella produzione letteraria di V. Woolf  Orlando (1928) è un episodio davvero singolare, uno scherzo, una straordinaria vacanza che la scrittrice si è concessa e ha regalato ai suoi lettori.
Nel primo quadro dell’adattamento teatrale siamo alla fine del ‘500, al tempo di Elisabetta I, e Orlando, giovane ed entusiasta poeta vive la bellissima e dolorosa storia d’amore con Sasha, una principessa russa. Nel secondo siamo agli inizi del ‘600, con Orlando che per superare la depressione nella quale è sprofondato si fa inviare ambasciatore a Costantinopoli. Dopo l’assedio della città, diventato donna, fugge al seguito di una tribù di zingari e con loro girovaga per gli altipiani della Grecia. Al ritorno in Inghilterra siamo agli inizi del ‘700, nella vivace società di Pope e Addison, con Orlando che decide ti farsi accompagnare da un amante. Il quinto capitolo trova Orlando e l’Inghilterra sotto una nube di pesantezza; è l’epoca del moralismo vittoriano e la povera Orlando, ancora sola, comprende che non resta che sposarsi. Nel sesto capitolo ci ritroviamo ai giorni nostri e Orlando scrive la sua biografia.

“Poiché l’amore, al quale possiamo ora ritornare, ha due volti: uno bianco e l’altro nero; due corpi; uno liscio l’altro villoso. Ha due mani, due piedi, due code, due insomma di ogni membro, e uno è l’esatto opposto dell’altro. Eppure, essi sono così strettamente connessi che non è possibile separarli”.

Orlando è un’educazione sentimentale. Una prova dell’eroe. Un’eroe costretto a non morire mai, a perdere se stesso per, forse (di questo non siamo certi) ritrovare se stesso. Orlando è una storia d’amore. La storia di una precoce ferita che non riesce a rimarginarsi. Ma prima di tutto Orlando è l’ironica allegoria dell’artista contemporaneo che identifica se stesso con la sua opera, sperimentando suo malgrado che la natura e l’arte hanno una naturale antipatia.

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